Sono arrivate le prime sentenze sul caso degli affidi illeciti di Bibbiano e della onlus Hansel & Gretel. Condannato lo psicoterapeuta Claudio Foti che senza laurea in psicologia esercitava la professione di psicoterapeuta, a 4 anni anche se la procura ne aveva chiesti 6. La prima accusa per cui Foti è stato ritenuto colpevole riguarda, appunto, le lesioni personali volontarie gravi ai danni di una ragazzina, in concorso con altre due imputate.

Foti avrebbe fatto sedute di psicoterapia con modalità suggestive, ingenerando nella minore la convinzione di essere stata abusata sessualmente dal padre e sottoponendola alla tecnica della Emdr, la ‘macchina dei ricordi’, “in totale violazione dei protocolli di riferimento”. Le sedute avrebbero avuto l’effetto di provocare disturbi, ansia e depressione alla piccola.

Foti è stato interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni e sospeso dall’esercizio della professione di psicologo e psicoterapeuta per 2 anni. Il fondatore del centro Hansel e Gretel dovrà inoltre risarcire i danni in favore delle parti civili Gens Nova Onlus, Unione Val d’Enza, Unione dei Comuni Modenesi Area Nord, Ausl di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Ministero della Giustizia, Comune di Montecchio Emilia.

Assolta l’assistente sociale Beatrice Benati e 17 sono gli indagati rinviati a giudizio, tra cui il sindaco del PD Andrea Carletti e cinque sono le persone prosciolte da ogni accusa.

Ora il processo ordinario continuerà per 17 imputati, ai quali vengono contestati 97 capi d’accusa. Secondo la procura i bambini venivano sottratti ai genitori sulla base di relazioni artefatte in cui si riportavano abusi e maltrattamenti non avvenuti. E in seguito venivano sottoposti a sedute di psicoterapia gestite dall’associazione “Hansel e Gretel”.

Questo però, secondo chi ha indagato, sarebbe avvenuto in frode alla pubblica amministrazione caricando sull’Ausl (che pagava le prestazioni) costi superiori a quelli correnti di mercato. Va invece a processo con un significativo carico di accuse l’ex dirigente del Servizio sociale, Federica Anghinolfi, 64 capi di imputazione, tra cui falso e depistaggi.

Con lei il suo braccio destro, l’assistente sociale Francesco Monopoli, che risponde di 31 episodi e in particolare, in concorso con la psicologa Imelda Bonaretti, proprio delle lesioni psicologiche per cui è stato già condannato Foti.

Tra gli altri affronteranno il processo anche la moglie di Foti, la psicologa Nadia Bolognini. Prosciolte invece cinque persone: per Nadia Campani, funzionaria dell’Unione dei Comuni della val d’Enza, la stessa Procura ha chiesto un verdetto di assoluzione perché “il fatto non sussiste”.

L’altra imputata che ha scelto l’abbreviato è l’assistente sociale Beatrice Benati, chiamata a rispondere di un episodio di violenza privata e di uno in cui è stata solo tentata. Nello specifico l’operatrice, suppose che il compagno della madre di una bambina affidata ai servizi di cui era referente nutrisse un interesse sessuale verso la minore.

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