Ancora una volta per eseguire un provvedimento di allontanamento di una bambina dalla sua casa di Macerata, gli assistenti sociali si sono presentati accompagnati da numerosi operatori delle forze dell’ordine, che non si sono limitati a prestare un’azione di supporto, com’erano chiamati a fare, bensì hanno commesso violenze sproporzionate arrivando a minacciare con la pistola la mamma e il nonno della bambina.

Una violenza inaudita e comprovata, che rischia però di non avere alcun colpevole, infatti il Giudice per le Indagini Preliminari ha proposto l’archiviazione del caso, perché i responsabili sarebbero ignoti.

Si pensi che per entrare hanno sfondato la porta, picchiato la madre dalla quale la piccola non voleva staccarsi, minacciato e con la pistola ferito alla mano il nonno. Una violenza inaudita che va condannata sopra ogni cosa, purtroppo lo stato italiano ha dotato i servizi sociali di troppo potere, questi operatori, privi di una formazione formazione specifica, possono usufruire delle forze dell’odiene a loro piacimento, scrivono e richiedono al tribunale qualsiasi atto a loro insindacabile giudizio e senza alcun controllo.

Il Tribunale per i Minorenni di Ancona aveva stabilito e non sappiamo per quale reale motivo, che la bambina, di soli otto anni, doveva essere allontanata dalla mamma e accompagnata in un casa famiglia protetta. Alla porta di casa quel giorno, si sono presentate più di 20 persone, nemmeno fosse un pericoloso criminale. Sfondata la porta e con le armi minacciato mamma e nonno provocando loro delle lesioni.

Un vero blitz, che ha sicuramente terrorizzato la bambina, che infatti urlava e piangeva disperata e il giudice decide per l’archiviazione. Questa la chiamano tutela dei bambini, ma in realtà sono un vero e proprio scippo che lede al dirito del bambino alla famiglia. Com’è possibile che il Tribunale per i Minorenni permetta che l’esecuzione di un suo provvedimento avvenga con tanta, spropositata violenza? è una domanda che ci facciamo tutti, ma purtroppo è ancora priva di una risposta.

Claudio Greggio presidente dell’Associazione Una Vita Sottile chiede chiarezza e commenta: “Azione inammissibile che va condannata, chiedo che gli operatori coinvolti in questa vicenda, siano immediatamete condannati al carcere e licenziati con demerito, a partire dal giudice che ha permesso questo abominio in quanto non è degno della toga che indossa”.

Solidarietà alla bimba e alla sua famiglia, l’avvocato Miraglia, che sta seguendo la vicenda, faccia il possibile per riportare a casa questa bambina.

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